12/08/2025 Davide Lasta

TRANCELagorai

Quello che segue non è un resoconto della Translagorai Classic. Non vuole essere la cronaca di una performance, né il racconto di una prova. È una restituzione, un viaggio interiore che mi è stato concesso grazie a un'opportunità unica. Gli organizzatori della Translagorai Classic e l'amicizia con Riccardo mi hanno offerto la possibilità di viaggiare nella mia vita, di riviverla con gioia e una profonda riconoscenza. In un certo senso, la corsa è stata solo il mezzo, e lo stato di trance, quindi TRANCELagorai, è stato il fine: un percorso di conoscenza di sé attraverso la fatica e la bellezza della natura.

Il mio cammino in questo mondo di fatica e bellezza è iniziato in modo inaspettato, nel 2010. Allora, l'ultratrail era una disciplina presa in considerazione mediamente da persone di 41-42 anni di età. L'età che ho oggi. A spingermi in questa avventura fu Marco, un vicino di casa che, per il suo aspetto ma soprattutto per la delicatezza e la determinazione delle sue parole, alcuni chiamavano "Gesù". Marco, come il "Grande Panda" del libro per bambini "Grande Panda e Piccolo Drago", parla poco, ma quando lo fa, ogni sua parola ha il peso e la saggezza di un insegnamento. Andavamo a correre sulla Marzola a qualunque ora, e da quel momento ho capito che la corsa non era solo uno sport, ma il terreno fertile per la nascita delle avventure della vita.

Poi si è aggiunto al gruppo Marco detto "Gera" (non ne so il motivo), un uomo vulcanico, un trascinatore positivo con un carisma irresistibile. Insieme, abbiamo condiviso le esperienze di ultratrail e, attraverso di esse, le nostre vite, costruendo legami profondi.

Dal 2013 avevo smesso di allenarmi con costanza perché il lavoro mi aveva portato via il tempo per farlo in modo specifico. Eppure, il richiamo è tornato prepotente. È scattato qualcosa, una scintilla che ha riacceso un desiderio che non avevo mai spento del tutto. La causa di tutto questo si chiama Riccardo, un ragazzo che ho conosciuto un paio d'anni fa. È giovane, ma la sua responsabilità e la sua profondità mi hanno sempre colpito. A lui affiderei le mie cose più care. È stato lui a propormi la Translagorai Classic, un'FKT, una sfida per me stesso, ed è stata la sua forza a ridarmi il coraggio di mettermi in gioco.

La cosa più bella è che, correndo al suo fianco, ho compreso che l'esperienza era una restituzione reciproca. La mia memoria dell'approccio alla fatica di un ultratrail si è rivelata utile a entrambi. Quello che avevo ricevuto da Marco "Gesù" e Marco "Gera" quando ero giovane e avevo bisogno di una guida, ora si rifletteva in una nuova dinamica di condivisione con Riccardo.

Avevo già percorso e provato la Translagorai nel 2012 o 2013, stando sotto le 24 ore. Dopo il Lago delle Stellune avevamo preso pioggia e, per chiuderla in sicurezza, avevamo deciso di scendere verso Passo Cinque Croci, Malga Val Cion Caoria e poi su agli impianti della Tognola per poi riscendere a San Martino. Un obiettivo di allenamento raggiunto, ma la Translagorai Classic non fu chiusa come volevamo e fuori dal tracciato. Dopo quel tentativo, ne seguirono altri, ma mai in una singola giornata.

Il valore di questa corsa, e dell'ultratrail in generale, non risiede nell'impresa, ma nel suo potere di stringere legami, di permetterti di conoscere persone e di avvicinarti alla conoscenza di te stesso. Sì, è una pratica usurante, ma vale la pena considerarla come una strada da percorrere. Ho conosciuto persone speciali, ho vissuto, sofferto e gioito con loro. Con Marco "Gesù" e Marco "Gera" non ci sentiamo da un po', ma li sento come dei fratelli.

Questa volta, siamo partiti poco dopo le 6 di lunedì dal Passo Rolle. Con me e Riccardo, c'era anche Jack, un ragazzo che non conoscevo ma che ha dimostrato un grande senso di responsabilità e umanità. Durante la corsa, ha preso la decisione, sicuramente difficile ma matura, di lasciare al bivacco Nada Teatin. Il suo gesto cibha colpiti. Dopo che Jack aveva abbandonato sotto la Litegosa, l'equilibrio andava ricostruito. Fisicamente stavamo bene, ma mentalmente no. E la mente è un muscolo con cui si può e si deve interloquire, per ritrovare l'equilibrio e la lucidità necessaria a decidere con consapevolezza se continuare o meno. Di fatto, non era il momento di mollare, ma di ingranare una marcia inedita per noi, che non avevamo mai corso insieme per più di 15 km. Per nostra fortuna, Jack, una volta rientrato in Val di Fiemme, è venuto a supportarci con la cura di un fratello al Passo Manghen, portando una calma e una motivazione inestimabili proprio quando ne avevamo più bisogno.

Ed è stato in questo contesto, in mezzo alla fatica e alla bellezza, che ho ritrovato un altro ricordo importante. Alla LUT del 2011, dove ero con Marco "Gesù" e Marco "Gera", avevo trascorso buona parte della prova, da dopo il lago di Misurina fino al traguardo, con un ragazzo di nome Francesco, che correva con i VegBunnyes. Ci siamo incontrati di nuovo solo una volta, all'edizione zero della Vigolana Trail. E poi, qui, sul sito della Translagorai Classic, ho ritrovato il suo nome. Lui non c'è più, ma in questa traversata l'ho portato con me, passo dopo passo. Il suo ricordo, le avventure con i miei vecchi amici e la nuova amicizia con Riccardo e Jack, si sono fusi in un'unica, potentissima sensazione. La Translagorai Classic non è stata solo una corsa, ma un'esperienza che dimostra che i legami che si creano lungo il cammino e l'opportunità di entrare in contatto intimo con sé stessi sono la vera essenza di ogni avventura.

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