15/08/2025 Filippo Caon

L'ultima volta che avevo corso Translagorai era stato a luglio 2021, con Paco, nel senso Reverse. Era stata una giornata di corsa indimenticabile, e mi piace ricordarla come l'ultima volta che ho corso con un amico, anche se non è davvero così. Avevo già provato la traversata l'anno prima, con Giulio, nel senso Rolle-Panarotta, ma ci eravamo fermati al Manghen senza un'apparente ragione, e così per diversi anni il verso Classic era rimasto un conto aperto. Non bisogna lasciare troppi conti aperti, ma qualcuno sparso qua e là può aiutare: sapevo che un giorno sarei tornato, ma sapevo anche che quando lo avrei fatto sarebbe stato per una ragione nuova, e non per rivivere il passato. Avevo solo bisogno di lasciare sedimentare un ricordo per il tempo necessario, ancora una volta. E il tempo necessario sono stati quattro anni.

In questi quattro anni sono anche successe tante cose e attorno a Translagorai è nata tutta una ritualità. La partenza collettiva richiede parecchio impegno e, sebbene dopo anni di rodaggio i ragazzi sarebbero del tutto in grado di gestirla anche senza di me, serve qualcuno che tiri le fila. Organizzare Translagorai non è come Run Frog Run o l'Indian Summer, in cui fai tutto prima, e poi tre minuti prima della partenza ti infili una canotta e parti. A Translagorai è tutto un po' più complicato. Non penso che correrò più la traversata il giorno della partenza collettiva, e in fondo va bene così: è una festa che aspetto tutto l'anno, e mi piace viverla nella sua totalità, seguendola, da fuori.

Non so perché, ma non sono mai riuscito a vedere Translagorai come un percorso piatto su cui andare a stampare un tempo memorabile. Da un lato mi piacerebbe che gli FKT riacquistassero un significato agonistico nello sport, ma allo stesso tempo penso che, tolti un paio di casi, spesso nascondano una competizione per sfigati, e siano un modo per misurarsi senza davvero misurarsi con nessuno. Siamo tutti bravi a stampare un gran tempo sul sentiero dietro casa, ma conosco davvero poche persone che andrebbero al Giir di Mont a prendere mezz'ora dal primo. Se vuoi far vedere quanto forte vai, ci sono le gare: a Translagorai a nessuno importa davvero del tempo, e dopo diversi anni a tenerne le statistiche posso anche dire che il tempo su questo percorso raramente è rappresentativo di qualcosa. Per questo sono contento che Nadir abbia fatto l'FKT, dimostrando che quelli che fino a pochi anni fa ritenevamo degli ottimi tempi probabilmente non lo sono così tanto. Un po' mi dispiace non aver mai provato a correrla bene, e forse un giorno lo farò, ma almeno per il momento, su queste montagne ho sempre cercato altro.

Sarò onesto. Quest'anno volevo fare l'Out&Back. Era il mio piano B nel 2023, nel caso non fossi riuscito ad andare a Leadville e ci ho ripensato l'anno scorso, quando mi è saltata Pine To Palm. Ho iniziato a ragionarci seriamente a febbraio: sapevo che l'obiettivo principale sarebbe stata LUT e che avrei avuto tutto il resto dell'estate per riprendermi, inserire un altro blocco di volume specifico, scaricare e programmare un tentativo per agosto. Credo molto a quella regola del Trento Running Club secondo la quale prima si fanno le cose e solo dopo, eventualmente, se ne parla, così non ne ho fatto parola con nessuno, se non con Adele, che oltre a essere un'amica è anche la mia coinquilina, e sarebbe stato abbastanza difficile nasconderglielo. Inoltre, lei aveva programmato un tentativo sulla Classic ad agosto, e così abbiamo deciso che, nel caso fossi effettivamente riuscito ad arrivare al Rolle con la voglia di girarmi per tornare indietro, avremmo fatto il ritorno insieme.

L'unica persona ad avere corso e finito l'Out&Back è stato Luchino, l'anno scorso, in 45 ore e qualcosa. Le uniche altre due persone a provarci, almeno dichiarandolo, sono Enrico nel 2023 e il Signor Giuseppe almeno una dozzina di volte. A parte Luchino, nessuno è nemmeno mai ripartito per il back. Io mi davo circa un 10% di possibilità. Luchino è un essere umano dalle doti fisiche rare: non è particolarmente veloce, ma con un quinto del mio allenamento è in grado di fare cose che io ci metterei anni a preparare. Non è un corridore in senso stretto, ma ha un sacco di esperienza in montagna e ha una grande capacità di stare in giro ore a bassissima intensità senza patirle più di tanto. È in grado di stare male senza dargli più di tanto peso e ridendoci sopra. Inoltre, aveva già corso un sacco di volte Translagorai e conosceva molto bene il percorso. Era davvero pronto il bastardo. Io non ho nessuna di queste caratteristiche: non sono un essere umano particolarmente solido, non amo più di tanto andare così piano, odio correre con lo zaino e avevo un vuoto di memoria completo su almeno un paio di tratti. Dalla mia, avevo soltanto un allenamento più solido, un po' più di fitness, e più esperienza in gare di corsa. Tutte cose abbastanza inutili se non ci metti accanto la determinazione necessaria.

Dopo un 2024 traballante, il mio obiettivo per il 2025 non era fare di più dell'anno prima (non fatelo, è una cazzata), ma distribuire meglio i carichi cercando di dare sempre l'1% in meno di quello che avrei potuto. Al di là di come sono andate le poche gare che ho fatto (che detto da me fa ridere visto che non vado una sega), così facendo sono comunque riuscito a correre più chilometri, assorbendoli meglio, e soprattutto sentendomi sempre fresco e riposato. Ho messo in fila otto mesi in cui mi sono divertito un sacco e durante i quali non ho mai accusato un sovraccarico, o un momento di stanchezza, o nemmeno un leggero fastidio. Anche per questo avevo voglia di chiudere il cerchio, in qualche modo.

Normalmente, oltre le 30/35 ore non penso che si possa più parlare di sport, e inizia a essere una zona che non mi interessa molto. La 100 miglia è una distanza che mi affascina perché credo che sia la più lunga che un atleta del mio livello può correre ancora con un briciolo di dignità per il gesto della corsa, in modo relativamente sano e attivo. Questo vale fino a un certo punto, e già una gara come l'UTMB inizia ad essere al limite. Translagorai Out&Back è tutta un'altra dimensione, che forse non c'entra più molto con la corsa. Non la considero una cosa particolarmente intelligente, né tantomeno eroica (che probabilmente è il modo in cui la maggior parte delle persone vede le cose così lunghe), ma la trovo esteticamente bella e dannatamente affascinante, probabilmente a causa della mia affezione per questo percorso e per quello che ci abbiamo costruito nel corso degli anni. Non so come sia fatto il paradiso, ma l'inferno è fatto così, e tu ci stai facendo un viaggio di andata e ritorno.

Due settimane prima del tentativo, ho fatto l'Alta Via del Granito con Metti e Transbrenta, chiudendo una settimana da circa 100 miglia e 10 mila metri di dislivello. Sapevo che Transbrenta sarebbe stata dirimente nella scelta se provare o meno l'Out&Back, così fino a quel momento ho evitato di coinvolgere qualcuno per l'assistenza, e solo quando l'ho effettivamente fatto — spinto da Padels, che iniziava, giustamente, a cercare delle certezze per la sua traversata — ho iniziato a sentirmi davvero dentro a questa cosa. Poi, Transbrenta e la settimana che ne è seguita mi hanno inaspettatamente prosciugato, soprattutto a livello mentale, forse anche per tutta una serie di paranoie che non riguardavano nemmeno la traversata. Avevo la testa altrove, e quando abbiamo fatto l'ultimo lungo, per provare il tratto tra il Rolle e Forcella Bragarolo, il sabato prima del nostro tentativo, mi sono accorto che avevo completamente perso quella fame e quella malizia che avevo coltivato per mesi, e che sono fondamentali per addentare con convinzione una 100 miglia. Long story short: ho lasciato perdere. Non è stata una scelta molto convinta, ma come non ero deciso a rinunciare non ero nemmeno deciso a provarci, e quindi era meglio non farlo affatto. Non penso che l'Out&Back sia particolarmente esigente da un punto di vista fisico, almeno non più di altre cose, ma devi avere voglia di stare male e forse io non ne avevo più così tanta. Credo che la grande dote di Luchino, e il motivo per cui, almeno per ora, è l'unico ad esserci riuscito, sia soprattutto questa. Se da un lato Transbrenta mi ha dato la sicurezza di poter stare in giro 20 ore senza distruggermi, dall'altro è come se mi avesse saziato.

Ad ogni modo, una volta accettata l'idea di non fare l'Out&Back, la priorità diventava la traversata di Padels. L'avrei fatta con lei, al suo ritmo, qualunque fosse stato, l'avrei aiutata a chiudere la faccenda e, nel farlo, avrei chiuso anche la mia. Così abbiamo semplicemente cancellato le prime 24 ore dal programma originale e abbiamo lasciato invariato tutto quello che veniva dopo. Metti e la Yle, che ci avrebbero fatto assistenza, ormai erano in ballo, e così hanno deciso di seguirci comunque, sebbene non fosse più così necessario, almeno per me. Adele aveva fatto una buona primavera, un Passatore solido, un giugno all'arrembaggio e un luglio un po' così. Zero specificità, poca montagna, e i suoi primi 5000 metri di dislivello appena 10 giorni prima, non so quanto ben recuperati. Aveva buone possibilità di stare sotto le 24 ore, ma, in tutta onestà, né io né lei immaginavamo di così tanto. Dopo i primi 10 chilometri ho pensato che stessimo correndo al limite dei cancelli, invece eravamo solidi e siamo arrivati al Cauriol in 6 ore e mezza. Sapevo che avrebbe sofferto un po' la salita alla Litegosa, così ho cercato di fargliela gestire, sperando che arrivasse relativamente fresca al Manghen, da cui poi avremmo potuto riprendere a corrichiare. Da forcella Copolà, segnata dalla tabella SAT e dal palo di legno che io e il Dani abbiamo portato su a mano a giugno di due anni fa, abbiamo iniziato il lungo traverso che porta al Lasteolo. È stato circa a quel punto che i temporali che ci stavano girando attorno da qualche ora si sono addensati sopra di noi. In pochi minuti il cielo si è inscurito e ha iniziato a grandinare. Quando mi sono girato verso Adele per dirle “Come on, boys! I'm gonna R-U-N-N-O-F-T!”, ho visto dietro di lei un fulmine scaricare dritto a terra in Val Campelle. Abbiamo lasciato i bastoncini in carbonio su un sasso e ci siamo messi al riparo sotto a una roccia. Abbiamo aspettato qualche minuto e abbiamo mangiato dei crostini al glutammato. Deliziosi. Ci siamo fermati una seconda volta poco dopo e una terza sotto al cavetto del Cimon delle Sute, che nel frattempo era diventato un fottuto parafulmini. Ci ha telefonato Marta per sapere se stavamo bene, e quando abbiamo svalicato a Forcella Val Moena, qualche tempo dopo, abbiamo visto che dall'altra parte della cresta aveva tempestato abbastanza da sbiancare le cime della Val Calamento. Tra le Stellune e Forcella del Montalon è uscito uno di quei tramonti che commuoverebbero un sasso, coi rododendri ancora umidi accesi dal sole, l'erba arancione e le macchie di grandine a segnare il sentiero. Niente male davvero. Metti ci è venuto in contro e abbiamo corso insieme fino a Manghen's Canteen.

Non dirò molto di più sulla traversata, se non che considero un privilegio avere corso una cosa del genere senza sentirmi in nessun momento stanco o desideroso di arrivare, ma godendomi dal primo all'ultimo metro una bella giornata in montagna con un'amica. E chi ha fatto Translagorai sa che non è scontato. Cercavo un'esperienza che in qualche modo coronasse un bellissimo anno di corsa, e quando ho rinunciato all'Out&Back ho pensato che non l'avrei avuta, e che non avrei sfruttato fino in fondo quello che avevo costruito. Facendola, invece, mi sono accorto che correre serenamente qualcosa che fino a pochi anni fa mi sarebbe sembrato durissimo era un buon modo per chiudere quel cerchio, ed è stato figo.

Le probabilità di trovarmi con questa condizione senza essere iscritto a un'altra gara, in futuro, sono relativamente scarse. Non so quando proverò l'Out&Back, molto probabilmente non l'anno prossimo, forse nemmeno quello dopo, magari quello dopo ancora, ma prima o poi lo farò, e quando lo farò ne sarò convinto, e comunque non lo dirò a nessuno ;). Credo che questa cosa, come anche altre, meriti di più che essere provata una volta a settimana.

Grazie Metti, grazie Yle, grazie Marta, e grazie Appa per aver infilato la zampa nel mio borsone. Mi hai fatto ridere. Non ho molto altro da aggiungere. Ci vediamo in Lagorai.

Come ogni resoconto che si rispetti, la lista del materiale: vest Salomon da 5l, bastoncini Leki e faretra in versione Euro Slim Jim. Sono partito con dei pantaloncini Asics, una t-shirt Capilene Daily Patagonia, una maglia a maniche lunghe Nike che ho tolto dopo due ore, calzini Drymax presi a Chamonix da un tipo tedesco e un Houdini nello zaino. Due borracce da 0,5l e due da 0,3l per il giorno (si prospettava una giornata particolarmente calda) e solo un litro per la notte. Cellulare straordinariamente carico, cappellino e occhiali da sole Alba Optics, orologio Coros Apex 2 (questa volta un po' confuso). Niente traccia. Fine.

Cibo: 60 grammi di carboidrati/ora in gel, barrette e maltodestrine, per lo più Enervit C2:1 scroccati a FraPuppiño, due Maurten e una busta di maltodestrine Tailwind che Courtney Dauwalter ha dato a Martina Valmassoi e che Martina ha dato a me, e che mi sono dimenticato di bere. Tre cookie Decathlon, sali Enervit presi al supermercato, sei barrette Why Sport avanzate dai ristori di Trans d'Havet, una pastiglia di caffeina di Roby. Al Manghen ho mangiato almeno un etto di pasta in bianco, una patata lessa salata, un sacchettino di crostini da minestra pieni di olio e glutammato. Deliziosi.

Avendo il lusso dell'assistenza, ho lasciato al Metti una t-shirt Patagonia da trovare al Cauriol e un cambio completo per il Manghen: una maglia a maniche lunghe Pata, un paio di pantaloncini Pata e un paio di calzini Stance. Visto che stavano girando dei temporali, sono prudentemente ripartito dal Manghen mettendo in zaino una giacca da pioggia Asics, dei pantapioggia On, e una t-shirt leggera a maniche lunghe Patagonia, nel caso fosse girata particolarmente male e avessimo deciso di fermarci al Sette Selle o in un bivacco a dormire. In totale non arrivavo a 300 grammi di vestiti. Quando faccio lo zaino cerco l'essenzialità: avere dietro troppa roba ti confonde, non ti ricordi dove hai messo cosa, perdi il doppio del tempo ai ristori, diventi dipendente da cose di cui non hai davvero bisogno e che peggiorano l'insopportabile male alle spalle provocato da quell'orribile invenzione che è lo zainetto. Non siamo dei boy scout: svuota quel cazzo di zaino. Scarpe La Sportiva Prodigio Pro delivered by Angie con cui avevo corso LUT e che sono arrivate in Panarotta straordinariamente in forma, nonostante 80 chilometri di carta vetrata. Questa volta l'hanno proprio indovinata lassù a Ziano, non c'è niente da fare.

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