30/08/2025 Cristian Galter

Da qualche anno ormai coltivavo questo sogno: completare l’intera traversata delle “mie” montagne in una sola giornata, senza quel fastidioso e pesante zaino con tenda e sacco a pelo che non ho mai amato portare.
Siamo in quattro: io, Devid, Andrea e Stefano. Tutti con lo stesso obiettivo: stare sotto le 24 ore e conquistarci il nostro adesivo.
Dopo vari dubbi e confronti, decidiamo di partire la sera di sabato 30 agosto, approfittando della finestra di bel tempo prevista per la notte e per il giorno successivo. Arriviamo al Passo Rolle sotto una pioggia a tratti intensa, impossibile pensare di affrontare una notte e giornata intera in quelle condizioni. Ci rifugiamo quindi in un bar per un caffè e mentre sistemiamo le ultime cose le nubi finalmente si aprono.
Poco dopo le 19 possiamo partire: foto di rito… e via!
I primi chilometri scorrono veloci, complice anche il tramonto spettacolare sulle vicine Dolomiti. Tutto sembra filare liscio, finché poco prima del bivacco Paolo e Nicola il nostro amico Andrea si procura una distorsione alla caviglia. Il dolore è forte, ma lui prova a proseguire, a quell’ora e in quei luoghi non ci sono molte alternative. In leggero ritardo sulla tabella di marcia raggiungiamo verso le 2 di notte il rifugio Cauriol. Mentre ci rifocilliamo, aspettiamo Andrea che, parecchio dolorante, scende cautamente dall’infernale discesa che porta al rifugio. Lui stesso ci dice di non perdere tempo, di ripartire e che in un modo o nell’altro un riparo riuscirà a trovarlo (ma questa è un’altra storia).
Un panino, una fetta di torta, una coca, tè caldo e caffè: ecco il ben di Dio che il rifugista, avvisato nei giorni precedenti, ci aveva preparato. Dopo aver riempito le flask ci ciamo sincerati che Andrea sia al sicuro e siamo ripartiti in tre. Durante la notte incontriamo due ragazze che tentavano la traversata nella nostra stessa direzione, percorriamo con loro lunghi tratti, e così le ore buie scorrono un po’ più velocemente. Grazie!
Ben presto la salita a forcella Aie ci scalda dalle gelide temperature del fondovalle. Superata una mia piccola crisi, ci dirigiamo decisi verso Stellune, Montalon e Manghen: nomi familiari, di montagne amiche, che già solo leggerli sui cartelli ci da una botta di energia. Un’altra bella botta di energia arriva con le prime luci dell’alba, nei pressi di forcella Pieroni.
Stanchi e non sicurissimi di poter continuare, arriviamo al Passo Manghen, dove ci aspettano le nostre compagne, mia sorella e suo marito, con un ristoro perfetto e le parole giuste per spronarci a non mollare. Due sorsi di brodo caldo, un po’ di pasta, flask riempite e si riparte. Per l’ultimo tratto di traversata ci segue anche Giovanna, la compagna di Devid, è bello avere al seguito qualcuno con mente lucida per eventuali momenti di difficoltà.
Fino al passo Cadin tutto bene, forse troppo; poi il dolore alle ginocchia, che già sentivo da diversi chilometri, diventa insopportabile. Raggiungere il rifugio Sette Selle è davvero un calvario. Chiedo a Stefano un antinfiammatorio e provo a ripartire, il dolore resta, ma ormai siamo sempre più vicini.
In poco tempo raggiungiamo il lago d’Erdemolo e, subito dopo, il passo del Lago: che vuol dire ultima salita! Passo Portella, forcella Fravort, Bassa… luoghi di casa, percorsi decine di volte, che scorrono veloci fino alla Panarotta, dove ci aspettano la mia compagna con la nostra bimba, Andrea con la caviglia gonfia e mia sorella con mio cognato pronti ad immortalare l’arrivo.
Per rendere questa giornata ancora più indimenticabile, con l’anello che avevo portato con me per tutta la traversata, ho chiesto a Ilaria, mia compagna e mamma della nostra bambina, di sposarmi. Per fortuna mi è andata bene, ad un uomo già così provato e dolorante sarebbe stato impossibile dire di no!
Ringrazio Ilaria, che ha creduto in me forse più di quanto ci credessi io stesso, spronandomi in questa impresa e permettendomi di allenarmi come volevo, nonostante a casa ci fosse una piccola pulce di appena tre mesi, non è scontato.
Ringrazio mia sorella e mio cognato per il ristoro al Manghen e per avermi aspettato in Panarotta fino alla fine con bottiglia di prosecco al seguito.
Andrea, Devid e Stefano per aver condiviso con me questa pazzia… o questo sogno. Scegliete voi il termine più adatto.

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