TRANSLAGORAI CLASSIC / ©
2026
Trento Running Club
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È arrivato il giorno più atteso o temuto, quella che è un ora e un quarto di auto è sembrata molto di più, probabilmente a causa dell’ agitazione. Arrivati a Passo Rollè non ci viene dato il benvenuto a causa della pioggia insistente e delle nuvole che avvolgono le Pale di San Martino. Temporeggiamo bevendo un caffè in un bar e sistemiamo le ultime cose.
Poco dopo le 19:00 un raggio di sole fa capolino sul Cimon della Pala, io e i miei compagni Andrea, Cristian e Devid dopo la classica foto di rito decidiamo di partire e rendere reale l’ impresa difficile di affrontare la Translagorai in meno di 24 ore. I primi chilometri scorrono veloci, e mentre la notte ci avvolge accendiamo i frontali e proseguiamo (é la mia prima esperienza in notturna e ciò mi preoccupa, ma cerco di non mostralo e non farlo capire ai miei compagni).
Poco prima del bivacco Paolo e Nicola il primo imprevisto: Andrea si procura una distorsione alla caviglia. Non molla e affronta la discesa per Cauril a denti stretti. Verso le 2 raggiungiamo il rifugio Cauril, dove ci rifocilliamo con un fetta di torta, the e caffè; che il “rifugista” ha preparato la sera prima. Dopo pochi minuti di riposo il freddo si fa sentire e decidiamo di ripartire in tre, lasciando Andrea in un riparo improvvisato (sara lui a raccontare la sua esperienza). Durante il tragitto incontriamo due ragazze che tentano la stessa impresa, percorriamo con loro alcuni tratti.
Proseguiamo a testa bassa per tutta la notte, anche quando il freddo ci avvolge con temperature sotto lo zero. Con le prime luci del giorno raggiungiamo Forcella delle Aie, e i miei occhi brillano alla vista di Val Ción e Passo 5 croci che per me vuol dire “Consèria nostra ❤️ 🏡” (i “scurelati” sanno a cosa mi riferisco).
A Forcella Lagorai i primi raggi di sole ci riscaldano e iniziano i primi sentieri di “casa”. Proseguendo raggiungiamo Montalon e l’ omonima Pala del Beco, dove nella mia mente una vocina dice di abbandonare (ecco la mia prima crisi); cerco di scacciare i brutti pensieri e cambiare il movimento accennando una corsa più decisa presso il Lago delle Buse.
Stanchi e leggermente demotivati arriviamo al Passo Manghen, dove ci aspettano i rinforzi con un ristoro perfetto e le parole giuste. Il tempo di mangiare una pasta che non va giù (30 min circa) e ripartiamo con una mente più lucida e una new entry Givanna (la compagna di Devid). Che percorre con noi gli ultimi 26 km.
Il sole ci scalda e patisco leggermente il caldo, questo mi preoccupa e continuo a ripetere ai miei compagni di bere.
Arriviamo al rifugio Setteselle per un Pitstop veloce e da lì l’ ultima grande salita fino al Passo del Lago.
Il panorama si apre sulla “mia” montagna di casa il Fravort che mi scalda il cuore (quello che a Borgo si dice mal del campanile) ad ogni ritorno da un viaggio in giro per il mondo.
Subito dopo il Passo della Portella intravedo la Baita di famiglia e li scappa una piccola lacrima pensando a tutte le estati passate e a chi non c’è più.
I sentieri di casa ci portano alla Bassa e gli ultimi 2 chilometri di strada forestale (che ho sempre considerato da “pensionati”) sono un sollievo che ci accompagnano al parcheggio della Panarotta dove Andrea con la caviglia gonfia, compagne e amici ci attendono per immortalare l’ arrivo. Qualcuno ci sorprende con una proposta di matrimonio per concludere la giornata in maniera perfetta. Grazie Andrea, Cristian e Devid per aver condiviso quest’impresa e rendere possibile qualcosa di apparentemente impossibile concludendo la Translagorai in 22 ore e 18 minuti.